22/01/2012

2012: Futuristi e Transumanisti bucano i media in Italia

22155_18071_guerra_Image.jpgRoberto Guerra Futurismo per la nuova umanità Dopo Marinetti: arte, società, tecnologia (Armando Editore, 2012) *cover Marco Lodola

La storia del futurismo post 1944, dopo la scomparsa di Marinetti, fino ad oggi e in progress: l’autore di questo volume, con originale prospettiva letteraria e particolare rigore empirico, fornisce delle interessanti argomentazioni sulla più grande avanguardia italiana Una revisione sull’essenza tecnologica e futurologica del Futurismo storico, guardando agli studi di sociologi e futuribili quali McLuhan e De Kerckhove, e alle osservazioni sulla dis-continuità aggiornata del Futurismo nel secondo Novecento e inizio Duemila.... C

http://www.armando.it/schedalibro/22155/Futurismo-per-la-...-

http://www.armando.it/page-home/Home.htm

 

copertina-pulsional-rit

Vitaldo Conte Pulsional Gender Art (Avanguardia 21, 2011) L'autore, teorico e curatore d'arte, ci conduce in un viaggio estremo tra emergenze storiche e ultime dell'arte contemporanea, intesa come arte-vita. Nella prima sezione: extreme body art, gender e bondage art, post-porno, transgender cybersex, human installations, scrittura sul corpo, make up, poesia sonora. Nella seconda: Futurismo, Julius Evola e il Dada, la festa-rivoluzione di Fiume, Futurismo Oggi e i futurismi attuali, cavalcare la tigre come Anonymous hacker. La terza sezione propone alcune letture e appronfondimenti su eros e tradizioni. A completamento del testo una narrazione finale sul 'progetto-aperto' di Vitaldix, attraverso cui l'autore ricompone la propria componente artistica e performativa...C

http://www.avanguardia21.it/pulsionalgenderart

 

Divenire V<br>Rassegna di studi interdisciplinari sulla tecnica e il postumano<br>


 

Divenire V
Rassegna di studi interdisciplinari sulla tecnica e il postumano
AA.VV. (a cura di Riccardo Campa)


(Sestante Edizioni, Bergamo, 2012)ttp://www.sestanteedizioni.com/new/index.php?pagename=pr...


Il quinto volume di Divenire è interamente dedicato al tema dell’intelligenza artificiale. Gli autori hanno affrontato la questione da vari punti di vista, sulla base delle proprie competenze specialistiche, offrendo un’analisi ad ampio spettro che spazia dall’ingegneria alla filosofia, dalla sociologia alla futurologia. Il fronte più avanzato della ricerca scientifica si sta occupando da anni del problema della riproducibilità tecnica della coscienza e dell’autocoscienza, nonché delle capacità motrici e interattive delle macchine “intelligenti”. I risultati non sono interpretabili in senso univoco, ma diventa sempre più chiaro che il problema dell’intelligenza artificiale non è soltanto tecnico-ingegneristico. Da un lato, sono necessarie anche competenze nelle scienze umane (per esempio in linguistica, filosofia, psicologia, ecc.) per costruire la macchina. Dall’altro, si sente la necessità di analizzare nella prospettiva delle scienze sociali (economia, sociologia, politologia, ecc.) le conseguenze per l’intera società che queste invenzioni e scoperte producono.

Il numero contiene i seguenti contributi:

Intelligenze artificiose, di Stefano Vaj
La maschera dell’intelligenza artificiale, di Salvatore Rampone
Il problema filosofico dell’IA forte e le prospettive future, di Domenico Dodaro
Cervelli artificiali? di Emanuele Ratti
Automi e lavoratori. Per una sociologia dell’intelligenza artificiale, di Riccardo Campa
Il nostro cervello cinese, di Danilo Campanella
Alan Turing. Uno spirito transumanista, di Domenico Dodaro
Passato, presente e futuro dell’intelligenza artificiale, di Bruno Lenzi
Post-embodied AI, di Ben Goertzel
Nanotecnologia. Dalla materia alle macchine pensanti, di Ugo Spezza
Verso l’intelligenza artificiale generale, di Gabriele Rossi
Ich bin ein Singularitarian. Recensione di La singolarità è vicina, di Giuseppe Vatinno

 

03/07/2011

Moana Pozzi netfuturista?

(* di Roby Guerra, 2009)

Il 15 settembre 1994, quasi all’improvviso (pochi lo sapevano) moriva Moana Pozzi, sex simbol dell’Italia del secondo novecento, capace nell’Immaginario erotico e sociale di superare anche magari Lucrezia Borgia e Edwige Fenech, la stessa Stefania Sandrelli (al di là di evidenti differenze iconiche e contestuali).

Fu una fine estate particolarmente fresca quel ”94: Moana gravemente ammalata e ricoverata segretamente a Lione, secondo la leggenda cadde come le prime foglie premature ungarettiane, leggendo Sant’Agostino, sorta di specchio in certo senso della prima porno star italiana capace di bucare i media con autorevolezza ineguagliata. E civettò con l’Autunno dietro la porta…chiudendo le ciglia per sempre.

Ad un certo punto, infatti, dopo anni di scandali, provocazioni, film a luci rosse mai visti in Italia, ovvio supertrash ma con un “non so che” archetipico, poi decisivo per la percezione diversa di Moana, la prima dama dell’erotismo moderno italiano divenne quasi ospite fissa persino della Tv pubblica, invitata a dibattiti e talk show (anche seri): un rara breccia controculturale… (a costo di scandalizzare i puristi) nei copioni canovacci convenzionali, monodimensionali, bainco o nero, manichei, dei salotti nazionali; finalmente una TV o uno schermo… a tinte forti multicolori.

Valentine de Saint Point (futurista e autrice de il Manifesto della Lussuria), Anna Kulisioff, le stesse Rosa Luxemburg, Marilyn Monroe, Brigitte Bardot, eccetera probabilmente l’avrebbero apprezzata, come appunto, quasi la famiglia stessa media italiana negli ultimi anni: in Televisione o sui media e giornali, nelle interviste, Moana, stupiva per la naturalezza sincerissima, genetica e fluida come magari il fiume classico di Eraclito trasformato in sorgente femmina inesauribile..

Una parola geneticamente erotica e sensuale quella di Moana, ben poco ocalinghevole (magari alla Marini, ma nulla di male dopo il duemila, anzi), persino intelligente e d’avanguardia: piaccia o meno Moana nelle parole e nella vita (ma anche nei film porno naturalmente tra gli intersttzi e certi witz in lei riflessi, al di là delle trame e dei soggetti prevedibili) era una donna-femmmina-bambola-pornostella libera!

Per la rivoluzione femminile e femminista del novecento, anzi ben più autentica, credibile ed efficace Moana di tante ciarle e parodie di illustri sindacaliste… del movimento delle donne stesso: più di quest’ultimo Moana ha probabilmente mutato i costumi e la percezione della sessualità in Italia, un poco come Marylin Monroe e Brigitte Bardot o la stessa Mary Quant delle minigonne. A zig zag le vie e le civetterie della rivoluzione, parola femminile, non sempre a suo agio quando comparata con modelli maschili…

Oggi, ragazze stupende (e anche carine) di 18 anni le fanno il verso quantomeno nel look, un progresso in Italia, checchè ne dicano certi bacchettoni eterni teocratici o laici.

Persino nella finzione Moana Pozzi amava trasparentemente l’erotismo e la sessualità! Come una rosa postmoderna, fuggita dalle solite serre o vasi o giardini, emanava nel Bel Paese profumi di rivoluzione appunto sessuale: viva anche nella fiction del cinema , realtà virtuale ante litteram, insomma una futuristica precorritrice, come una Vestale o Sibilla ma dionisiaca, come una Geisha ma occidentale, la stessa Innnocenza provocatoria di memoria dannunziana…

Tra le sante fasulle e bambole libertarie-edonistiche come Moana (non solo boutade le sue simpatie ricambiate radicali) , persino Goethe “parte di quella forza il male (il peccato..) che sempre crea il bene, o Nietszche (una nuova Lou Salomé avrebbe osato…. ), nel sublime e arduo miracolo della Vita – e della natura umana per sua essenza paradossale e contradditoria, salvo eccezioni appunto beate e rarissime, le avrebbero chiesto sia la mano sia: “da quale pianeta è caduta sulla Terra?”

In fine estate del 1994, Moana, consapevole della malattia fatale, ancora nel fiore del piacere e della Bellezza (e della fama persino seria!), leggendo Sant’Agostino, secondo le leggende temeva l’Autunno incombente preludio dell ‘Inverno: l’ha beffato di pochi secondi luce, durante la luna piena, cara anche ad un’altra figura immaginale a lei affine , la Lilith luna nera, seconda luna di certa tradizione ebraica ( e secondo quet’ultima ..prima la ribelle e sensuale Lilith che la “melomane…” Eva).

Moana…. ha preso…il toro per le corna, chiuso gli occhi per sempre, dribblando, Lei donna del duemila, il suo Autunno del Medioevo pronto metaforicamente a .. bruciarla!

E Moana a quel suo ‘Autunno Inquisitore imprevisto e prematuro, senza scampo, dalle parti di Rennes-les- Chateau, a Lione, dove forse fuggì una certa Maria Maddalena, il suo Sacro Graal moderno, intriso di tutto il mistero dell’Eros, l’ha negato!

E’ stata (e da allora anche prima stella indiscussa luminosa dell’ Immaginario erotico italiano), invece, la prima foglia ungarettiana di quell’Autunno 1994.

*from Controcultura/Supereva, 2009.

http://guide.supereva.it/controcultura/interventi/2009/09...


Moana Lisa cyberpunk videoset a High Foundation 2011 (3-7-2011)

http://lasinorosso.myblog.it/archive/2011/07/02/video-art-a-high-foundation-2011-ferrara-a-cura-di-filippo-l.html

27/06/2011

The Mute Poem of the Robots (2006/11)

2003 POESIA SONORA TOTALE
* Circolo Culturale Zuni, Ferrara, diretto da Maurizio Camerani, Andrea Forlani e altri

(POESIA SONORA-VISIVA) Nel primo novecento Marinetti e i futuristi inventarono la cosiddetta poesia sonora basata sull'abbandono del supporto cartaceo e sull'utilizzo delle nuove tecnologie - all'epoca la radio e radiodrammi furono chiamati tali esperimenti futuristi. In seguito verso il 1940, Carlo Belloli ha elaborato il pionierismo futurista in tale nuova poetica, infine negli e dagli anni sessanta, sempre del secolo scorso, le neoavanguardie - da Umberto Eco a Sanguineti a Zanzotto a … Nanni Balestrini, Adriano Spatola e Enzo Minarelli (e altri)- hanno codificato le sperimentazioni futuriste adattate alle nuove tecnologie, dal magnetofono infine al computer e al digitale, ispirati non più dalla rivoluzione artistica e no ma da nuove scienze quali, cibernetica, semiotica e linguistica.
Due sono attualmente le rotte principali della nuova poetrica sonora anticartacea: 1. la poesia sonora neoprimitiva un poco come i graffiti di Basquiat neopop; 2. la poesia sonora cibernetica basata sulle nuove tecnologie del XX-XXI secolo, dal futurismo all'arte programmata fino all'arte elettronica... video... computer art, compresa la tecno music da discoteca e generi affini.
A partire dagli anni ottanta a Ferrara, oltre al centese Enzo Minarelli (tra i nomi più prestigiosi internazionali), poeti sperimentali (tra poesia sonora e-o visiva) come Michele Perfetti (anche aderente a suo tempo a Futurismo Oggi di Benedetto), Federica Manfredini, Romolina Trentini, Luciana Arbizzani, Sergio Altafini, Marco Tessaro, fino -oggi- a Giuseppe Calò, Futurguerra, ecc., con tape, volumi, cd, mostre e performance (Sala Polivalente... Centro Video Arte, Sala Boldini eccetera) hanno espresso con interesse (alcuni) anche internazionale la nuova poetica cosiddetta sonora. Va da sé il ruolo pionieristico e forse ineguagliato dello stesso Minarelli (le stesse "riviste" sonore Baobab e V3/Tre di Reggio Emilia e Cento, il suo lavoro autobiografico “Polipoesia mon Amour”) dove la parola, tra neofuturismo e neodadaismo, appare definitivamente filtrata dalla ricerca scientifica, sorta di linguistica o semiotica immaginaria con esiti pure sorprendentemente ironici e freddamente "micidiali" per le poetiche cartacee...

(2011)

Una delle frontiere anche più recenti, ma tacita e certamente non originale, già attraversata dai poeti totali fin dal secondo novecento, è certamente dilatare, espandere al massimo la nuova poetica postletteraria e postcartacea, persino post Parola... In The Mute Poem of The Robots, ispirato dalla musica elettronica del pioniere geniale K.H. Stockhausen,  dalla Kosmic Music elettronica degli anni 70 dei vari Klaus Schulze, Tangerine Dream, Kraftwerk (prima della svolta tecnopop),  da noi edito nel 2006 con La Carmelina di Ferrara, ora rilanciato via web in versione relativamente ridotta e meno minimalista, quasi una tecnosinfonia in 5 tracks, il titolo è programmatico. La fine della parola, ricondotta al suo limite, la sua amplificazione letterale e cosmica, evolutiva, verso la Bellezza con la b nanominuscola, indivisibile a qualsivoglia grammatica o vocabolario:  la Musica al di là e al di qua della Parola, la parola come macchina, verso la netparola del nostro tempo, parlata da computers pensanti o meno, nel gergo stesso dei nativi digitali (metaforicamente ma non solo). In una ...Gestalt... prossima alla musica futurista storica (Pratella, Russolo, Mix...), quella tedesca appunto degli anni settanta/ottanta, certi suoi derivati e complementi anche della scena anglosassone più pop sprimentale (da Brian Eno allo stesso David Bowie, a Gary Numan, John Foxx, Devo, Depeche Mode...), il francese stesso J.M. Jarre. Con un tocco anche dadapolitik o anarcofuturista, suggerito bisbigliato nel sottotitolo (Music for Robots, Musica per...lavoratori...).

THE MUTE POEM OF THE ROBOTS

(music for robots, musica x lavoratori)


podcastO1

 



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podcast05

 

*composed by software COLD EDIT-GERMANY-

 

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**M U S I C A X L A V O R A T O R I"